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Wednesday, 31 December 2014

Il Dolce Stil-NeoFascista: Italiastan, paese a tutele crescenti del Potere

di Francesco Giannatiempo, Tlaxcala, 31/12/2014


Il racconto, la narrazione di un intero anno di avvenimenti dovrebbe essere piuttosto semplice: uno dei metodi è quello di prendere gli eventi più significativi, soprattutto quelli tenuti appositamente sotto traccia o addirittura censurati dal mainstream, e l’elenco è pronto.
Ma quello che cercherò di esporre è una idio_sincr(onia)afasia linguistica concentrandomi su alcuni eventi dell’italiastan. E cercherò di essere breve, perché le pagine potrebbero essere migliaia, senza mai stancarsi di scriverle.
A dicembre di quest’anno, poco prima della stesura di questo pezzo, in italiastan viene approvato il JOBS Act, ovvero la legge che modifica profondamente le norme sul lavoro. È una legge che prende il nome da JOBS Act appunto, approvata nell’aprile del 2012 da Obama: JOBS Act   - quello usamericano – sta per Jumpstart Our Business Startups ed è un provvedimento approvato per promuovere l’imprenditoria statunitense.
In italiastan, per estensione coloniale, Act sta per atto o legge e JOBS per lavoro. Con evidente errore di numero, perché si dovrebbe tradurre Legge sui Lavori. Ma non credo assolutamente che quelli del governo Renzi, o lui stesso, abbiano avuto modo di riflettere su questo. Forse pensavano a un genitivo sassone. O a un caso qualsiasi. Di certo, a un’obliterazione dei diritti.
Vignetta di Mauro Biani sull’approvazione del JOBS ACT apparsa su Il Manifesto
Piuttosto si sono precipitati a riformare le norme sul lavoro, destabilizzando completamente o in moltissima parte ciò che era stato il risultato di anni di lotte, sindacali o meno. Nasce, con questa legge, il concetto di lavoro a tutele crescenti: in buona sostanza, prima di un certo tempo – facciamo tre anni – si può essere licenziati per cause economiche. Geniale!: nel momento in cui, nonostante varia propaganda continui a tergiversare su un’improbabile bail out dalla crisi economica mondiale e si continua a tergi_versare/imper_versare nel totale fallimento del sistema capitalistico, in italiastan il governo approva una legge che stabilisce la quasi impossibilità di reintegro del lavoratore e la sua licenziabilità per cause economiche. La firma è del ministro del Lavoro – Poletti – ex LegaCoop. È uno degli esempi massimi del tipico trasformismo italiota, in cui i comunisti sono diventati capitalisti. E, peggio di ogni cosa, imperialisti par excellence.
Per un bilancio annuale, bisognerebbe snocciolare i numeri. Se nel resto del mondo, le persone muoiono per malattie, guerre, fame, torture e prigionie, mancanza di strutture igieniche e l’ONU, la munifica chiesa vaticanica o la maggior parte delle ONG non fanno altro che ricordarci quanto sia importante la solidarietà senza tirare fuori un soldo  - ma facendo della pietosissima charity  per mezzo di fund raising e senza fare niente di serio per annullare l’eterno gap che separa l’eccezionale “ci_viltà” dall’ “inciviltà” nell’aberrante supremazia egemonica nordoccidentale, in italiastan - uno dei baluardi della Fortezza Ue_ropa - si muore.
Per un bilancio annuale, ci sarebbe bisogno di elencare il numero dei suicidi in costante aumento o delle migliaia di “partite iva” (modo con cui si indica un’impresa  - individuale o meno - a livello gergale generico) o delle persone colte da raptus e assassine di familiari o di chi cerca di sopravvivere grazie agli ammortizzatori sociali o fa le code alla caritas di turno per ricevere un pasto caldo, ma è costretto a dormire all’addiaccio perché le case popolari sono in mano ad amministratori pubblici inetti. Mentre l’incommensurabile cementificazione ha prodotto edifici ormai svuotati, senz’altro occupabili così come sgomberabili dalle forze dell’ordine. Ma, no, meglio non farlo: sono numeri, importantissimi se non triste e macabra fotografia è vero, ma sempre numeri rimangono. Percentuali facilmente smontabili da chi manipola le statistiche e potrebbe richiamare momenti della storia  in cui le cose andavano peggio. Tipo il Medio Evo o la prima rivoluzione industriale. O qualcosa di simile.
Perciò, cerchiamo di parlare la lingua del potere e della società_ privata del proprio potere di essere tale.
L’italiastan è una stan country, non perché produttrice di energia – fatti salvi gli esempi della Lucania e del metanifero padano -, bensì perché incarna genericamente una dittatura perenne, o per-n, ovvero l’ennesima dittatura possibile.
Creativi, gli italioti lo sono sempre stati. Almeno secondo l’immaginario collettivo del marketing mondiale. Se da qualche parte, oltre a identificarla per la caratteristica morfologia geografica, qualcuno avesse voluto richiamare un personaggio degno di celebrità, probabilmente, sentiremmo risponderci: Leonardo, Fermi, Marconi, Galileo, etc. E forse, anche Caravaggio, Giotto, Michelangelo. E, perché no, persino Dante.
Oggi, no. Oggi l’italiastan, oltre a essere uno dei paesi membri dell’Ue_ropa e nel 2014 co-guida del semestre della presidenza  del consiglio Ue_ropeo insieme alla martoriata/distrutta/annichilita Grecia, è celebre per essere un brand:  infatti, l’italiastan è immediatamente configurata come made in Italy.  Una forma di formaggio, una macchina costosa e veloce quanto perfettamente inutile, un vestito di lusso, e tante altre cose. Manco a parlarne di cultura, di quella con la “c” maiuscola. Gli italioti ora incarnano il corrottissimo e commissariato Expo 2015, loro sono i marchi che verranno ulteriormente promossi e venduti. O svenduti. O, più semplicemente traslocati, come la FCA (ex FIAT+Lancia+Alfa Romeo e non ultima Ferrari) agli USA, ora di borsa newyorkese.
Ma, sarebbe più interessante se, invece di fissarsi sul morfema made_in, ci figurassimo il fonema maid_in, ovvero ponessimo l’accento su ciò che realmente rappresenta questo pezzo di Mediterraneo, frontiera della Fortezza Ue_ropa e felice approdo costiero da ogni dove: stivale ancillare per tenere a bada il trogolo mediterraneo dove sguazzano i PIGS/GIPSI. Mentre i BRICS costruiscono mattone dopo mattone i neo-mercati tardo-capitalistici.
L’italiastan è uno dei maiali. Per evitare di esserlo in toto, e prima e propedeuticamente al 2014, ha recepito il fiscal compact: tetto massimo al deficit strutturale nazionale, impedimento di spesa eccessiva per il welfare. Ma non per le missioni di peace keeping  o di esportazione democratica secondo l’attuale concezione imperialista: da cui pitch keeping e soldi spendibili e spandibili per il warfare. Welfare no, warfare sì.
Prima dell’approvazione del JOBS Act italiota, un altro provvedimento ha ottenuto la fiducia dell’esecutivo di governo: il decreto Sbloccaitalia_stan o SVITAL, così cretinescamente da me definito in ossequio a un famoso sbloccatore da ferramenta. Lo SVITAL è una congerie di norme che pre_ludono alla definitiva colonizzazione dell’usamerican way of life. Tra i vari provvedimenti, spicca l’art.38 che rivede e sostituisce il potere del governo in materia di strategia energetica, avocando a sé il potere decisionale, prima concesso ai territori regionali.
Questo provvedimento è stato preceduto dalle dichiarazioni di Matteo Renzi – premier -, di Federica Guidi – imprenditrice e ministra dello Sviluppo Economico -, e di Romano Prodi – ex IRI, ex premier, ex e neo candidato alla presidenza della repubblica, in cui si spingeva ad aumentare le estrazioni di idrocarburi in tutto il territorio italiota, per terra come per mare. Ed ecco perché il termine italiastan ha una  sua ulteriore significativa ragion d’essere un non_stato.
Il 2014 italiota difficilmente può essere inquadrato in un bilancio se non si sincronizza il calendario sul novembre 2011. Data questa in cui, all’indomani delle dimissioni da più parti invocate dallo showman Berlusconi, Giorgio Napolitano imponeva alla nazione un governo tecnico, la cui guida venne affidata a Mario Monti (ex consulente di Goldman Sachs). E di poco successiva all’elezione alla BCE di Mario Draghi (ex vice presidente di Goldman Sachs).
Giorgio Napolitano, dimissionario il prossimo gennaio 2015 da PdR, è uno di quei dirigenti del vecchio PCI italiota – il maggiore partito comunista occidentale – che guidò la corrente dei miglioristi, cioè coloro che sostenevano di dover cambiare il capitalismo dall’interno, attraverso una serie di riforme graduali. Il tutto, però e naturalmente, accettando il capitalismo stesso. Più vicino all’idea tocquevilliana di democrazia occidentale, coniugata con l’inseparabile senso della meritocrazia, dimenticando, tra l’altro, i principii della carta costituzionale e dei diritti fondamentali inapplicati. Insomma, una stranissima razza di comunista  esponente di una corrente para>C=ULO (para> Communism=Unidentified Linguistic Object).
Il tecnocratismo del 2011, a posteriori del bicameralismo bipartisan del 20nnio precedente instillato a forza di picconatori a guida Gladio e Tangentopoli nella testa degli italioti – e da bravi rincoglioniti calciofili, tutti tifosi di due settori dell’arena dell’exit po(l)litica: cdx vs csx - abituati alla Balena Bianca (DC) dei rimpasti e dei correntoni e dei pentapartiti, ha avuto come preambolo lo spread. Se chiedeste agli italioti il significato principale di questa parola inglese, vi diranno che è la differenza – ma non l’a-differance,  bensì il differenziale -  tra buoni del tesoro nazionali e bund tedeschi  presi a parametro; saranno totalmente incapaci di tradurre spread per ciò che realmente è: questo è il vero potere di una lingua imperialista, ovvero trasfigurasi, meta_bolizzarsi e ri-classificarsi in un vocabolario senza alcun senso reale. Lo spread è stato funzionale – nonché altamente finzionale – per liberarsi di Berlusconi, ed è un punto percentuale a suo vantaggio. Ma, soprattutto, per produrre un lavaggio del cervello quotidiano, inducendo nella struttura socio_linguistica due parole: spending review. Più che di carattere economico-strutturali, la spending review  è una sommatoria del disarmo sociale. Dalla spending review gli italioti non si sono più ripresi mentalmente, fors’anche perché la maggior parte di loro ha creduto – ingenuamente – che bisognasse operare dei tagli anche ai neuroni, e quindi adottando inconsapevolmente la pratica del laissez faire.
Monti, però, oltre a iniziare la destrutturazione delle leggi sul lavoro, adeguare l’età pensionabile a quella impartita dall’exemplum tedesco con le lagrime da soap_opera della Fornero, ha anche operato del bene comune: nel 2013, poco prima di lasciare che si insediasse  il nuovo governo a causa della sfiducia che il suo aveva incassato alla fine del 2012, fece appena in tempo a emettere 3,9 miliardi di euro di Buoni del Tesoro per salvare la banca più antica del mondo (MPS), bruciata grazie al fondo speculativo Alexandria.
Costretti a votare, gli italioti nel febbraio del 2013 diedero un segnale preoccupante per la classe di politology: quasi 10 milioni di aventi diritto si astennero dalle urne (ovvero poco più del 25% del totale). Al parlamento, che aveva conservato tutti gli eletti della precedente legislatura in scadenza di lì a poco, si verificò uno stallo alla messicana, tanto caro al far_western e degna citazione del pulp  di Tarantino: tre formazioni politiche quasi alla pari pronte agli spari di un governo dis_pari. Inutile dirlo, immancabile l’intervento del PdR anche questa volta a sanare la palese ingovernabilità del paese. Nuovo nome – Enrico Letta – per cercare di portare avanti il migliorismo napolitanico.
Intanto, se Koϟϟiga (Cossiga) era stato attento guardiano dello stay behind NATO e CIA dagli anni 60 e poi Picconatore del sistema italiota, si sentiva nell’aria che vi fosse bisogno di un nuovo personaggio dirompente. Che questo personaggio potesse uscire da dietro le quinte NATO e ri_fondare il sistema: era giunta l’ora di Matteo Renzi.
“Bilancio fine 2014”
 Fotoleaborazione dell’artista e vignettista Edoardo Baraldi
Ex sindaco di Firenze, promotore della Leopolda o convention democratica, Renzi ha spinto affinchè l’ennesimo copincolla dal sistema usamericano – le primarie politiche – venissero aperte anche ad outsider come lui. Pagando 8 euro a testa, gli iscritti del Partito Democratico (ex PCI, ex ULIVO, ex tante  troppe cose!) unica forza imperante di stampo centro/sinistroide, lo hanno eletto a segretario.
Mentre il governo Letta arrancava e le riforme languivano, si decise – ma non si sa molto bene dove – che un cambio al governo fosse necessario: perciò, febbraio 2014 ecco che Renzi si auto-elegge nuovo premier d’italiastan. Solito rimpasto governativo e il via a una nuova ondata di annunci e una nuova fase di propaganda.
Renzi, nel 2014, inaugura il nuovo linguaggio della politica italiota, per forma e per sostanza. Espone i programmi del governo usando delle slide, manco fosse il CEO di un  board di una Inc. Italiastan, regno Inc_orporated, ovvero privatizzato e vagliato all’esame del rating e delle pagelle emesse dalle varie agenzie che si occupano di dare voti e giudizi su uno stato.
Eh già, perché nonostante alcune siano state rinviate a giudizio a causa dei danni  procurati al paese dalla stessa procura della repubblica (Trani) che ha citato in giudizio nel 2014 Novartis e Roche per i vaccini causa di autismo e diabete mellito1, queste agenzie di rating (S&Poor’s, Fitch, Moody’s, etc) non hanno smesso un secondo di operare alacremente.
L’altra forma di espressione usata da Renzi per commentare una seduta parlamentare come di una partita di calcio è il tweet: lui e_ditta attraverso 140 caratteri. Per esempio,  detta ultimatum, pone degli aut/aut. Forse credendo di esprimere un out/out. Ma è una personale suggestione. Ad ogni modo, essendo numerosissimi  gli esempi da dover citare, a scanso di equivoci, è meglio evitare di produrre ulteriore pubblicità gratuita.
E veniamo al vero cavallo di Troi©a dell’italiastan del 2014: lo/la start up. Non è un caso che il JOBS Act sia stato inserito con questo nome come legge italiota: start up in inglese è “iniziare, dare inizio a”. Che può significare tanto una conversazione come un’impresa. Per Renzi e per il suo entourage tutto è start up. Naturalmente, in ossequio alla destrutturazione radicale della morfologia socio-economica italiota. La domanda è: in un momento di crisi sistemica globale, di un Mediterraneo assediato da flotte di vario genere – migranti in fuga, marine militari di mezzo mondo, pescherecci giapponesi che pescano il tonno rosso – di governi che vengono rovesciati manco fossero dei dadi sbattuti nel bussolotto della bussola capital-imperialistica, perché delle persone senza futuro dovrebbero start up a business?
Lo stesso esecutivo a cui lui si è auto-promosso e che presiede è una start up. Il cui termine, in barba a ogni libertà democratica, ha già deliberatamente posto e twittato: mille giorni. Tanto durerà il governo. Ipse digit(ed)!
Deliberare e fiducia. Per comprendere il clima di assenza totale di democrazia, di diritti in cui si muove l’esecutivo renziano, basta citare il numero in cui il governo ha posto la fiducia sui provvedimenti di legge proposti: secondo varie fonti, il premier ha posto la fiducia 24 volte in 243 giorni di governo (una ogni dieci), minacciando di sfiduciare l’esecutivo qualora non fossero passati i provvedimenti. Misure numeriche notevolmente superiori a qualsiasi altro suo predecessore (solo il “tecnico” Monti aveva fatto di più, con i risultati destrutturanti che gli italioti ancora fanno fatica a metabolizzare!).
Il 2014 dell’italiastan è basato sulla NON discussione parlamentare, vero e fondativo momento di un sistema democratico, ancorché criticabile o detestabile quale quello italiota. Praticamente, ogni attività democratica è sospesa. Ma non ci si dovrebbe stupire, visto che Renzi è un premier auto-eletto.
Ciò che fondamentalmente dovrebbe stupire, al netto dell’astensionismo dimostrato e continuativo nelle diverse chiamate alle urne per le politiche nazionali, per le Ue-ropee, per le amministrative locali, è la NON reazione veemente del popolo.
Vero è che diverse sono state le manifestazioni avvenute negli ultimi tre anni. Manifestazioni di gruppi antagonisti o di organizzazioni di vario genere o di studenti o di altri settori sempre più esclusi della popolazione che riesce a trovare la forza di reagire. Gli appartenenti alla classe politica, evidentemente, ritengono che andare in piazza e manifestare dissenso non abbia appeal, tutti presi come sono dai tablet della apple e non, magari, dai tabulati orrorifici di una società in disgregazione: ma ognuno ha il governo che si merita, sempre che lo elegga. L’unica formazione politica che continua a farlo, in maniera sempre più spettacolare è il M5S che, tra l’altro, è di fatto l’unica opposizione parlamentare esistente oggi in italiastan.
Il M5S, tra le varie novità dello scenario istrionico parlamentare, può essere ringraziato da coloro a cui fa opposizione proprio perché è uno strumento di deterrenza democratica: senza questo movimento, molto probabilmente si sarebbero avuti degli scontri tra le strade. Invece, grazie  a questa formazione politica, dura sebbene non ancora precisamente efficace oppositrice, la rabbia di tanti è stata incanalata in un collettore. Anzi, nel collettore dei collettori: internet. Presi nella rete! (che sia di un campo da calcio o quella della realtà virulenta virtuale, poco importa).
Gli italioti, molti di quelli più arrabbiati hanno riversato – e continuano a riversare in rete – la naturale violenza scaturita da momenti di forte sbilanciamento sociale e personale dove, anche in questo pezzo di mondo, il ricco e potente  lo sono sempre di più, mentre il numero dei poveri – quand’anche non suicidi – aumenta vertiginosamente.
Si tratta di un dolce fascismo o dolce stil-neofascista, inaugurato e/o esplicitato in forma gravissima tre anni fa. Ci si stupisce a non vedere la solidarietà istituzionale con la Grecia, mentre neanche due settimane fa, p.e. in Spagna – già recettrice dei minijobs  a formula tedesca -  è stata votata la cosiddetta Ley Mordaza, una legge sulla sicurezza che vieta assembramenti nei pressi di luoghi istituzionali e, peggio del peggio, fotografie agli sbirri che compiono violenze.
Come in italiastan, quando a ottobre i sindacati risvegliati dal torpore ultraventennale che li aveva colpiti, sono tornati a far sentire la propria voce: durante una delle manifestazioni indette per protestare contro il licenziamento di massa degli operai delle acciaierie di Terni (Thyssen-Krupp), gli sbirri hanno ferito gli operai manganellandoli alla testa.

Foto tratta da Operai Contro
Il linguaggio da ultimatum continuo (eme/urgenza), gli Acts più prossimi alla prossemica delle farse latine, il perenne riformismo promesso e le azioni auto-promosse, sono solo alcuni dei sintomi di una malattia che si chiama fascismo. La parità di bilancio da dover osservare per compiacere gli standard economico-finanziari che l’Ue_ropa ci chiede attraverso la propaganda televisiva, determina e significa contestualmente la fine dello stato sociale. Semmai, uno stato sociale c’è stato. E semmai gli italioti si siano sentiti solidali tra loro. L’italiastan è stato un regno, ma mai una vera repubblica, una cosa di tutti.
Cosa diversa è quando devono interagire con un televisore, utilizzando il telecomando: allora sì che scatta la solidarietà al reality show  di turno. E, forse, per i più sentimentali, un sms a pagamento per adottare un bambino a distanza, perso o magari macellato dal crollo di un palazzo di manifatture terzocontiste del settore dell’abbigliamento. Made in Italy, però prima prodotto in Bangladesh.
Gli atti di intolleranza promossi dagli attivisti neofascisti e messi in pratica dagli abitanti di vari quartieri residenziali  nei confronti degli immigrati in diverse città ne sono una delle testimonianze possibili di chi si veste con merce prodotta nel sudest asiatico e non tollera la presenza di rifugiati politici (– p.e. Roma, quartiere Tor Sapienza ). Come la spinta di un personaggio di nome Matteo Salvini – alto esponente della Lega Nord – costituisce un malessere profondo.
Profondo come il Mediterraneo, ancora bara per migranti. Profondo come l’illetterata natura della società italiota moderna e contemporanea: il dolce stil-neofascista italiota deve preoccupare! Si sta privatizzando tutto, grazie all’opera di destrutturazione, p.e. della scuola pubblica, in cui ancora oggi molti alunni devono portare la carta igienica da casa o fornire i soldi per la carta; oppure si vedono amministratori locali, vittime della spending review, dover imbiancare con le loro mani le pareti dell’unica scuola del comune che amministrano. O gli innumerevoli esempi della sanità pubblica, impotente nonché crassa scialatrice di denaro pubblico per appalti di forniture ospedaliere, che deve tagliare i servizi, rinviare di mesi e mesi visite specialistiche urgenti, mentre non si riesce o non si vuole tracciare una mappatura reale dello stato sanitario nazionale, e strutturale e della salute degli abitanti. Magari a voler nascondere gli abomini dell’inquinamento. Il tutto per essere fiscalmente compatti.
Una delle novità che il governo Renzi ha posto nello SVITAL o #decretosbloccaitaliastan è quella di bloccare i fondi per le bonifiche di aree come la Terra dei Fuochi in Campania o dei vari SIN (Siti di Interesse Nazionale) sparsi sul territorio.
Il 2014 dell’italiastan è piuttosto un bilancio societario, perché la società è in via di trasformazione definitiva: da cosa pubblica e di interesse comune si è trasformata in un’alienazione di ritorno. Se prima il fenomeno poteva riguardare gli operai alle catene di montaggio – e non avendo più questo problema produttivo - ora l’alienato è un italiota che ha un lavoro, il bonus di 80 euro in busta paga, mastica l’italinglisc come mangia e vive una realtà aumentata, benché virtuale e sganciata dalla terra che calpesta.  Se esiste l’Agenzia del Farmaco che manda in onda spot per l’assunzione di medicine, vuol dire che la società è malata. Profondamente malata.  Malata a tal punto che, stretta in una crisi economica, invece di riunirsi, discutere e protestare il dissenso e contestualmente produrre nuovi modelli funzionali e solutivi di questa  transizione che stiamo vivendo, molti si mettono in fila per comperare l’ultimo modello di i-phone.
Foto ANSA del 29 settembre 2014 - Roma
Sì, quella italiota è un società spintissima verso una larghissima zombizzazione, verso la canalizzazione dei desideri personali da soddisfare a ogni costo – superando i canoni della società del benessere, omettendo quelli della società del bene comune e, dunque,  tralasciando per sempre l’esigenza di socialità. Stiamo diventando dei pin ambulanti educati dagli spin doctors, riceviamo decreti legge attraverso twitter, tra poco il 730 pre-compilato stile USA: non protestando, gli italioti si stanno facendo normalizzare e canonizzare.
Collective-evolution.com
Molti hanno necessità di leader, di essere guidati. Uno degli esempi, a parte l’auto-eletto Renzi che ha inaugurato anche le cene di fund raising  a 1.000 euro a testa riempiendo il locale della riunione democratica, è costituito dal papa cattolico. Colui che, proprio sul finire del 2014, dicendo “somos todos americanos” con la promessa di disembargo incassata  da Obama, ha diplomaticamente contribuito alla ri-colonizzazione usamericana di Cuba.
Prima il lavoro agli italioti, e poi agli stranieri. Questo è uno dei refrain che circola sempre più frequentemente. E di questo dovremmo ringraziare chi ha affamato, destrutturandola, la società italiota. La vera essenza umana, e in particolare mediterranea, è un’altra.
Non è un cavallo di Troi©a, una ® o ™ su ogni parola spesa in pubblicità, ossequiando le trattative del TTIP tra UE_ropa e USA. Se il genocidio dei bambini palestinesi è ragionevolmente passato in totale silenzio governativo/tele mediatico, mentre si pubblicizzano i desiderata Ue_ropei, vuol dire che ogni anticipo di questa finzione trova il suo giusto aggancio.
Citare Orwell o altri, a questo punto ha poco senso.
E nemmeno Dante servirebbe un granché, in questo totale showinismo sterile (lo sciovinismo è demodè a causa delle quote rosa imposte come par condicio Ue_ropea: altro che femenismo sorosiano). In italiastan, nel 2014, gli yesmen_scevichi stanno a guardare, i bolshoi_vichianamente ballano come pupi in camicie di manifattura estera col label  made in e sfilano platealmente muti con le cuffie nelle orecchie. Tollerando e cullandosi nel dolce stil-neofascista di un paese dalle tutele crescenti del potere.
  

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